Assegno unico e universale: le risposte dell’INPS alle domande più frequenti

 

  1. Quando si potrà richiedere l’assegno unico?
    Dal 1 gennaio 2022. Le domande presentate entro il 30 giugno 2022 danno comunque diritto agli arretrati a partire dal mese di competenza di marzo.
  2. L’Isee è obbligatorio?
    No, la prestazione Assegno Unico ha carattere universalistico e può essere richiesta anche in assenza di ISEE. Se il richiedente, o comunque il nucleo familiare del richiedente, non ha un ISEE valido al momento di presentazione della domanda, l’assegno sarà calcolato con l’importo minimo previsto dalla normativa. Per coloro che presentano ISEE successivamente alla domanda, entro il 30 giugno 2022, comunque, verranno riconosciuti gli importi arretrati spettanti, a decorrere dal mese di marzo 2022, in base al valore dell’ISEE presentato.
    ATTENZIONE: È obbligatorio comunicare a INPS eventuali variazioni del nucleo familiare sia attraverso la procedura dell’Assegno Unico, sia tramite Isee.
  3. L’assegno unico concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF?
    No, l’importo dell’assegno unico non concorre alla formazione del reddito ai fini Irpef, in quanto esente.
  4. Quando verrà pagato l’assegno unico?
    Per le domande presentate a gennaio e febbraio i pagamenti cominceranno a essere erogati dalla seconda metà di marzo. Per le domande presentate dal 1 marzo in poi, il pagamento verrà effettuato alla fine del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Per chi presenta la domanda entro giugno 2022 i pagamenti avranno decorrenza per le mensilità arretrate dal mese di marzo.
  5. Posso richiedere l’assegno unico se sono in stato di gravidanza?
    Per i nuovi nati l’assegno unico decorre dal settimo mese di gravidanza. La domanda va presentata dopo la nascita, dopo che è stato attribuito al minore il codice fiscale. Con la prima mensilità di assegno saranno pagati gli arretrati a partire dal settimo mese di gravidanza. L’assegno unico non è comunque compatibile con il premio alla nascita.
  6. Quali prestazioni verranno sostituite dall’assegno unico?
    Il premio alla nascita (bonus mamma domani), l’assegno di natalità (bonus bebè), gli ANF e le detrazioni per i figli a carico al di sotto dei 21 anni. Verrà abrogato anche il bonus tre figli, mentre rimarrà in vigore la maternità comunale di 1700 euro. Rimarrà invece vigente il bonus nido.
  7. Quindi dal 1° gennaio non percepiremo più le detrazioni e gli assegni familiari?
    Detrazioni e assegni familiari per i figli di età inferiore ai 21 anni non saranno più presenti sui cedolini di stipendio dei lavoratori dipendenti e di pensione dal mese di marzo 2022.
  8. Chi percepisce RDC da gennaio percepirà l’assegno unico?
    No. Per le mensilità di gennaio e febbraio 2022 i percettori di RDC continuano a ricevere l’integrazione di assegno temporaneo. L’assegno unico verrà riconosciuto d’ufficio successivamente, su carta RDC.
  9. Chi ha fatto domanda per Assegno Temporaneo non lo percepirà più da gennaio?
    Chi ha già percepito l’Assegno Temporaneo continuerà a percepirlo fino a febbraio 2022. Per percepire l’assegno unico da marzo 2022, dovrà presentare domanda, tenendo presente che i pagamenti sono comunque disposti a partire dal mese successivo a quello di presentazione della domanda. Per avere l’assegno da marzo occorre, quindi, presentare domanda entro febbraio.
  10. L’assegno unico è compatibile con altri bonus?
    L’assegno è compatibile con la fruizione di altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali, ed è compatibile con il Reddito di Cittadinanza. È altresì compatibile col Bonus Asilo Nido.
  11. Bisogna presentare la domanda a gennaio?
    Non c’è bisogno di presentare subito la domanda. È possibile farlo entro il 30 giugno 2022 senza perdere nessuna delle mensilità spettanti con decorrenza da marzo.
  12. Chi ha presentato domanda per l’Assegno Temporaneo deve ripresentarla per Assegno Unico?
    La domanda deve essere ripresentata anche da chi percepiva l’Assegno Temporaneo a eccezione di chi percepisce il Reddito di Cittadinanza che lo riceverà in automatico.
  13. Chi deve presentare la domanda?
    Uno dei due genitori esercenti la responsabilità genitoriale, oppure il tutore, o anche il figlio maggiorenne per sé stesso.
  14. Come avviene il pagamento?
    Sul conto corrente bancario o postale, bonifico domiciliato presso sportello postale, libretto postale, Conto corrente estereo area SEPA, Carta prepagata con Iban. Questi conti devono essere intestati al richiedente o all’altro genitore (se viene scelta la ripartizione dell’importo).
  15. Come avviene il pagamento in caso di richiedente figlio maggiorenne?
    In questo caso l’Iban deve essere intestato al figlio maggiorenne che richiede la prestazione o cointestato a lui.
  16. E nel caso di tutore di un genitore come avviene il pagamento?
    Nel solo caso del tutore di un genitore, i conti su cui viene chiesto il pagamento possono essere intestati al tutore stesso o al tutelato.
  17. Come si presenta la domanda?
    La domanda si presenta online accedendo all’apposita procedura pubblicata sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, o tramite patronato o rivolgendosi al contact center INPS.
  18. Quali documenti servono per presentare domanda?
    Le informazioni richieste per presentare domanda sono minime: dati dei figli (codice fiscale, eventuale disabilità), dati altro genitore (ove presente e solo il codice fiscale), dati per il pagamento, dichiarazioni di responsabilità e assenso al trattamento dati. Non vanno allegati documenti, se non in casi specifici di cui viene data comunicazione all’utente all’atto di presentazione della domanda.
  19. L’assegno unico come viene pagato per genitori separati, divorziati o non conviventi?
    Nel caso di genitori separati, divorziati o comunque non conviventi, l’assegno può essere pagato al solo richiedente o, anche a richiesta successiva, in misura uguale tra i genitori. Il richiedente deve dichiarare in domanda che le modalità di ripartizione sono state definite in accordo con l’altro genitore e può indicare in domanda anche gli estremi dei conti dove pagare la quota di assegno spettante all’altro genitore.
    In mancanza di accordo, il richiedente deve indicare che chiede solo il 50% per sé. In questo caso l’altro genitore dovrà successivamente integrare la domanda fornendo gli estremi dei propri conti.
  20. L’assegno di maternità del Comune per mamme disoccupate rimane o viene inglobato nell’assegno unico?
    Non è nelle misure soppresse dal decreto, quindi resta valido.
  21. Il beneficiario di RDC, nel caso in cui sia divorziato o separato dall’altro genitore, può prendere l’assegno al 100%?
    Il divorziato/separato non fa parte del nucleo ISEE e quindi al momento non è tra i titolari della carta Rdc. Sugli aspetti legati a Rdc ci sarà comunque apposito messaggio. Va tenuto conto che l’assegno unico per i nuclei Rdc ha delle proprie regole che verranno chiarite in seguito.
  22. Nel caso in cui il richiedente sceglie di percepire al 100% l’assegno unico, l’altro genitore (anche se sposato e convivente) deve successivamente confermare questa scelta accedendo alla procedura con le proprie credenziali?
    No, non è prevista una conferma obbligatoria. Il richiedente seleziona in domanda di voler percepire il 100% dell’assegno e, dichiarando di essere d’accordo con l’altro genitore, percepisce il 100% senza necessità di successiva conferma dell’altro genitore. Questa ripartizione può successivamente essere modificata, sia dal richiedente stesso, sia dall’altro genitore. Quest’ultimo deve nel caso accedere con le proprie credenziali alla procedura (nella sezione “completa le domande presentate dall’altro genitore”) e indicare i suoi dati per il pagamento (iban, bonifico domiciliato ecc.).
  23. Chi ha l’affido esclusivo cosa deve flaggare per avere il 100 per cento?
    Deve in domanda selezionare che presenta la richiesta come “genitore affidatario”, poi che si tratta di “affido esclusivo”. In questo caso l’importo viene automaticamente versato al 100% sui conti che saranno indicati dal richiedente. Questa opzione sarà disponibile dal 25 gennaio.
  24. Chi ha il figlio con legge 104 articolo 3 comma 3, ma non presenta ISEE deve solo dichiararlo senza aggiungere altro?
    Sì. Non deve fare altro.
  25. Se si è genitore unico (vedovo o con figlio non riconosciuto), si deve flaggare il diritto alla maggiorazione per reddito da lavoro prevista dall’art. 4 comma 8 del D.Lgs 230/2021?
    No.
  26. Se uno dei due genitori percepisce Naspi e l’altro è dipendente, si ha diritto alla maggiorazione prevista per i due genitori con reddito?
    Bisogna attendere la circolare INPS che chiarirà questo aspetto in quanto al momento con reddito si intendono redditi da lavoro autonomo, redditi da lavoro dipendente e assimilati e redditi di impresa, citando i vari articoli del TUIR che li prevedono e li disciplinano. La maggiorazione spetta solo nel caso di ISEE inferiore a 40.000 euro.
  27. Se uno dei due genitori ha partita IVA e l’altro è dipendente, si ha diritto alla maggiorazione prevista per i due genitori con reddito?
    Un successivo messaggio chiarirà questo punto
  28. Due figli con due papà diversi nessuno dei due papà è sullo stato di famiglia della madre richiedente, quest’ultima deve comunque inserire i loro redditi?
    Attendere la circolare che fornirà indicazioni di dettaglio per i casi specifici
  29. Una ragazza madre che convive deve inserire dati del compagno anche se non è il padre?
    No, se non è il genitore del figlio per cui si fa richiesta di Assegno unico.
  30. Cosa succederà alle detrazioni e assegno moglie a carico nel 2022, con l’ingresso dell’assegno unico perderemo quello della moglie?
    Rimangono le detrazioni per gli altri familiari ivi inclusi i figli maggiori di 21 anni ancora a carico.
  31. Se vivo con mia figlia, mia mamma e mio fratello nei componenti del nucleo devo indicare anche loro?
    Si. Il nucleo è quello costituito con le regole Isee (anche nel caso in cui non sia stato presentato).
  32. Genitori separati, figlio minore disabile che vive con la madre. Si deve presentare anche Isee dell’altro genitore che non vive con noi?
    No, per i separati non si applica l’Isee minorenni.
  33. Sono separata e abbiamo la custodia condivisa del bambino. Come devo fare domanda?
    Può chiedere il pagamento al 50%, indicando anche l’Iban dell’altro genitore.
  34. Per chi percepisce gli ANF solamente per il coniuge a carico rimarranno sempre gli ANF anche da 03/2021 o il nuovo assegno unico?
    Rimane ferma la disciplina degli ANF per gli altri familiari a carico diversi dai figli.
  35. Per fare domanda una volta entrate nell’ottavo mese di gravidanza, il sistema mi chiede il codice fiscale del bambino e non mi fa andare avanti? Come posso fare visto che la norma prevede tale possibilità?
    Non si deve fare domanda all’ottavo mese, ma solo alla nascita e saranno accreditate d’ufficio due mensilità di assegno (settima e ottava), oltre quella corrente.
  36. Bonus Bebè e Bonus Mamma Domani fino a quando sono richiedibili?
    Attendiamo la circolare INPS su questi punti.
  37. In caso di domanda presentata con errori è possibile cancellarla o modificarla?
    Se ci si accorge di aver commesso un errore nella compilazione della domanda è possibile cliccare su “Rinuncia” facendo attenzione a scegliere come motivazione “errore di compilazione” e NON “rinuncia alla prestazione”. In questo modo è possibile poi inserire una nuova domanda corretta.
  38. Saranno ancora necessarie le autorizzazioni come per gli ANF?
    No, non saranno richieste.
  39. Quanto dura la domanda per l’assegno unico?
    La domanda per beneficiare dell’assegno è annuale e riguarda le mensilità comprese nel periodo tra il mese di marzo dell’anno in cui è presentata la domanda e il mese di febbraio dell’anno successivo.
  40. Cosa succede a chi presenta domanda a luglio?
    Per le domande presentate dal 1° luglio in poi, la prestazione decorre dal mese successivo a quello di presentazione.
  41. Chi deve presentare la domanda?
    Uno dei due genitori esercenti la responsabilità genitoriale, il tutore, lo stesso figlio maggiorenne per sé stesso.
    La domanda di assegno unico per i figli è presentata dal genitore una volta sola per ogni anno di gestione e deve indicare tutti i figli per i quali si richiede il beneficio, con la possibilità di aggiungere ulteriori figli per le nuove nascite.
  42. Per i figli maggiorenni chi deve fare domanda?
    Può fare domanda uno dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale oppure direttamente il figlio maggiorenne. Il figlio maggiorenne può fare domanda anche successivamente a quella presentata dal genitore che, in questo caso, viene annullata e sostituita.
  43. Che requisiti deve avere il figlio maggiorenne per avere diritto all’Assegno Unico?
    Deve avere un’età inferiore ai 21 anni e almeno uno di questi requisiti: 1) frequenza di un corso di formazione scolastica o professionale ovvero di un corso di laurea, 2) svolgimento di un tirocinio ovvero di un’attività lavorativa e possesso di un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro annui, 3) registrazione come disoccupato e in cerca di lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego, 4) svolgimento del servizio civile universale.
    Tali requisiti (ivi inclusa l’età) non si applicano ai figli maggiorenni disabili che percepiranno comunque l’assegno.
  44. In caso di figli a carico con disabilità quali limiti di età sono previsti?
    In caso di disabilità del figlio a carico non sono previsti limiti d’età e la misura è concessa a prescindere.
  45. L’assegno unico come viene pagato per genitori divorziati o non conviventi?
    L’assegno può essere pagato al solo richiedente o, anche a richiesta successiva, in misura uguale tra i genitori. Il richiedente dichiara che le modalità di ripartizione sono state definite in accordo con l’altro genitore. La conferma delle modalità di ripartizione dell’assegno da parte del secondo genitore è opzionale. All’interno della domanda sono presenti diverse casistiche da flaggare in base alla situazione familiare.
  46. Cosa devo fare se desidero dividere l’assegno unico al 50% con l’altro genitori?
    I dati di pagamento del secondo genitore potranno essere forniti anche in un momento successivo e, in questo caso, il pagamento al 50% al secondo genitore ha effetto dal mese successivo a quello in cui la scelta è stata comunicata all’INPS. La modifica della ripartizione va effettuata accedendo alla domanda già presentata (sezione “completa le domande già presentate”).
  47. Se il figlio è in affidamento esclusivo con ordinanza del giudice?
    Il pagamento sarà disposto in misura intera al genitore affidatario.
  48. Come fare in caso di affidamento condiviso?
    Nel caso di affidamento condiviso del minore, in cui con provvedimento del giudice venga stabilito il collocamento del minore presso il richiedente, si può optare per il pagamento al 100% al genitore collocatario, salva comunque la possibilità per l’altro genitore di modificare la domanda in un momento successivo optando per il pagamento ripartito.
  49. Nel caso di tutore del figlio?
    Nel caso di nomina di un tutore o di un soggetto affidatario l’assegno è erogato al tutore o all’affidatario nell’esclusivo interesse del minore. In questo caso il richiedente dovrà presentare la domanda in qualità di tutore o affidatario selezionando la relativa opzione.
  50. Come viene applicata la maggiorazione del terzo figlio?
    Si applica a “ciascun figlio”, ma solo “a partire dal terzo” e dipende dal valore dell’ISEE. Spetta, infatti, in misura piena per ISEE fino a 15.000 euro e poi si riduce gradualmente. Il calcolo che emerge dalla simulazione sul sito tiene conto correttamente di questo elemento
  51. Quale ISEE devono presentare le famiglie affidatarie di minori per la domanda di Assegno Unico?
    In caso di affidamento flaggando la casella relativa all’affidamento preadottivo, per la corretta compilazione della DSU ai fini ISEE, occorre distinguere le varie ipotesi previste dall’articolo 3 del dpcm 159/2013. La scelta di collocare il minore in un nucleo piuttosto che in un altro, dipende dal tipo di affidamento che si evince dal provvedimento del giudice del tribunale minorile:
    – Il minore in affidamento temporaneo oppure collocato presso una comunità è considerato nucleo familiare a sé (quindi si aggancia l’ISEE del minore); facoltativamente però il genitore affidatario lo può considerare parte del proprio nucleo familiare
    – Il minore in affidamento preadottivo fa parte del nucleo familiare dell’affidatario, anche se risulta nella famiglia anagrafica del genitore.
    In ogni caso nella domanda di Assegno Unico verrà preso in considerazione “sempre l’ISEE del nucleo familiare in cui risulta inserito il minore”.
  52. Inserendo l’ISEE successivamente quando percepirò la quota di assegno unico aggiuntiva rispetto alla quota minima dovuta senza ISEE?
    Il conguaglio degli importi dovuti in base a ISEE rispetto a quota minima a decorrere da marzo 2022 avverrà a luglio per gli ISEE presentati entro giugno.
  53. L’altro genitore è cittadino straniero e non è in possesso di codice fiscale. Per questo motivo non riesco a fare domanda. Come posso fare?
    Dalla seconda metà del mese di gennaio sarà possibile indicare in domanda che l’altro genitore non è in possesso di codice fiscale in quanto cittadino straniero.
    Sarà necessario selezionare nella scheda di compilazione dei dati del figlio l’opzione “il nucleo familiare del figlio comprende un solo dei due genitori”, poi selezionare come motivazione (a) “genitore unico” la casistica “altro genitore cittadino straniero senza codice fiscale”. Selezionando questa opzione l’intero importo dell’assegno sarà riconosciuto al richiedente e non sarà possibile la ripartizione al 50%.
  54. Sto provando a presentare la domanda per mio figlio che diventerà maggiorenne dopo il 1° marzo 2022. Ma non ci riesco. Come devo fare?
    Per usufruire dell’assegno, il maggiorenne non disabile deve compiere il 21° anno dopo il 1° marzo 2022. A breve sarà possibile presentare domanda anche dopo che il figlio è diventato maggiorenne, specificando che si chiede l’assegno solo per il periodo in cui il figlio era minorenne. Ad esempio, il figlio diventa maggiorenne il 15 aprile 2022, e la domanda è presentata il 15 giugno 2022, sarà possibile presentare la domanda e specificare che si chiede l’assegno per il periodo 1° marzo-15 aprile 2022.
  55. Se si compie la maggiore età nel mese di competenza, il mese viene pagato?
    Si. Viene pagato l’interno importo. Quindi, se ad esempio si nasce il 2 marzo l’importo sarà riconosciuto interamente per il mese di marzo.
  56. Chi è sposato ma l’altro coniuge ha residenza diversa da quella del richiedente, cosa deve indicare tra le opzioni che descrivono il nucleo familiare?
    Ai fini ISEE, le persone coniugate, anche se hanno residenze diverse, fanno sempre parte dello stesso nucleo. Possono quindi flaggare l’opzione “conviventi”.
  57. In caso di genitore affidatario qual è il percorso da seguire per fare domanda?
    L’Affidatario (non tutore) deve entrare nella sezione “Nuova domanda / Aggiungi figlio a domanda già presentata” e nella compilazione della scheda figlio deve selezionare l’opzione “Genitore affidatario”.
  58. Nel caso uno dei due genitori sia lavoratore all’Estero, si ha diritto alla maggiorazione per genitori entrambi con reddito?
    Sì, se il genitore che lavora all’estero ha residenza in Italia ed è soggetto al pagamento delle imposte in Italia.
  59. In caso di figlio disabile maggiorenne ma non a carico, è necessario fare domanda per Assegno unico?
    Se il figlio disabile maggiorenne convive con i genitori questo è sufficiente per fare domanda. Se invece non fa parte del nucleo ISEE (e quindi non convive con i genitori) occorre verificare il carico, in quanto potrebbe essere “attratto al nucleo ISEE dei genitori” (se è a carico, non è sposato e non ha figli propri, con età fino a 26 anni).
  60. Pur avendo selezionato l’opzione “entrambi genitori sono conviventi con il figlio nel nucleo familiare” nella schermata di riepilogo viene riportata la dicitura “entrambi i genitori sono conviventi con il figlio nel nucleo familiare oppure i genitori sono separati o divorziati o comunque non conviventi”. È corretto?
    La dicitura non comporta alcun problema poiché le diverse situazioni familiari non impattano sul diritto e la prestazione economica.
  61. Ho fatto domanda ma nella ricevuta non c’è il numero di protocollo. Può essere un problema?
    La protocollazione non avviene al momento della presentazione della domanda, ma poco dopo. Per visionare il numero di protocollo occorre entrare nella sezione “consulta e Gestisci le domande che hai presentato”, selezionare la domanda e visualizzare il numero di protocollo assegnato alla domanda. Per la ricerca o l’individuazione della pratica è comunque sufficiente il numero della domanda che viene rilasciato con la ricevuta all’atto dell’invio della domanda.
  62. Quali sono gli stati della domanda che compariranno all’utente?
    Gli stati della domanda sono “Accolta” (vuol dire tutto OK e può essere messa in pagamento, ma non è detto che sia già stata pagata), “Respinta”, “Decaduta”, “Rinunciata”, “In evidenza alla sede” (vuol dire che c’è qualche problema forse sanabile con un supplemento di istruttoria della sede INPS), “In evidenza al cittadino” (vuol dire che l’utente deve integrare la domanda con della documentazione, che trova indicata sempre nel sistema di gestione di cui sopra).
  63. Posso flaggare la casella per la maggiorazione spettante a chi percepiva ANF e ha ISEE inferiore a 25.000 se ho percepito assegno temporaneo nel 2021?
    No. La maggiorazione vale solo per chi ha percepito ANF e non per assegno temporaneo.

Precompilata IVA 2021, il rischio che sia una semplificazione di facciata: luci e ombre


La precompilata IVA, il cui programma sperimentale è partito il primo gennaio 2021, è pensata come una soluzione per rendere più facile il rapporto tra contribuenti e Fisco, tuttavia aspetti tecnici e normativi lasciano intuire che non si tratti di una reale semplificazione. Cerchiamo di fare chiarezza analizzando l’excursus legislativo e la coerenza con l’impianto normativo che ne è stato la fonte ispiratrice.

In particolare approfondiamo l’effettiva utilità e la congruità di una siffatta procedura con l’iter “digitale” che è stato avviato con la introduzione della fattura elettronica e che avrebbe dovuto comportare l’abbandono del concetto di “registro” ma, soprattutto, l’abbandono dell’approccio mentale analogico e la sua sostituzione con quello digitale, secondo cui non dovrebbero più esistere libri e registri.

Precompilata IVA, perché non è una vera semplificazione

Innanzitutto, ricordiamo che da inizio anno è stato avviato un programma di assistenza previsto dall’articolo 4 del Decreto Legislativo 127/2015, che inizierà con l’invio da parte dell’Agenzia delle Entrate di una bozza dei registri IVA acquisti e vendite ai contribuenti che dovrebbero confermarne il contenuto ovvero integrarlo con le informazioni necessarie alla corretta liquidazione dell’IVA e rimandarlo all’amministrazione fiscale. Questa procedura punta a esonerare i contribuenti dalla tenuta dei predetti registri. Identico ragionamento verrà adottato per le liquidazioni periodiche e per la dichiarazione IVA.

I più romantici di noi avevano immaginato che il percorso di digitalizzazione avviato ci avrebbe offerto semplificazioni reali, che non fossero ostentate come una “concessione” del legislatore, ma la naturale conseguenza del processo tecnologico applicato alla materia fiscale e contabile: la digitalizzazione dei processi di fatturazione elettronica ha richiesto notevoli investimenti in infrastrutture ed in formazione, frutto di un chiaro percorso progettuale del legislatore che non preveda ritorni al passato e che produca semplificazioni reali e non di facciata.

Sentire parlare di “registri precompilati” mi è parso un tradimento delle attese, che va in direzione opposta a quella auspicata e che addirittura potrebbe tradursi in aggravi e maggiori oneri per i contribuenti e per i professionisti. L’attività di “precompilazione” mi sembra uno spreco inutile di energie per tutti, per l’Agenzia e per i contribuenti, considerato che i dati che l’Agenzia dovrebbe elaborare ed inviare ai contribuenti altro non sono che quelli che il contribuente ha già trasmesso e ricevuto tramite il Sistema di Interscambio, e che sono già a sua disposizione anche nell’area riservata, ed i dati che il contribuente dovrebbe integrare sono quelli che ha già predisposto nelle sue scritture contabili.

L’evoluzione del framework normativo

L‘articolo 9 della Legge del 11/03/2014 n. 23 attribuì al Governo la delega per adottare un provvedimento normativo finalizzato a realizzare “… un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”, e, in particolare ad “incentivare, mediante una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti, l’utilizzo della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi, nonché di adeguati meccanismi di riscontro tra la documentazione in materia di imposta sul valore aggiunto (IVA) e le transazioni effettuate, potenziando i relativi sistemi di tracciabilità dei pagamenti”.

La delega trovò attuazione col Decreto Legislativo 127/ 2015, con cui il Governo affidò all’articolo 4 (intitolato “Riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili per specifiche categorie di soggetti”) il compito di introdurre le semplificazioni auspicate dalla Legge delega, prevedendo una “Riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili … per specifiche categorie di soggetti passivi IVA di minori dimensioni”, e, in particolare, di attuare “… un programma di assistenza, differenziato per categoria di soggetti, con cui sono messi a disposizione, in via telematica, gli elementi informativi necessari per le liquidazioni periodiche e per la dichiarazione annuale dell’IVA e vengono meno: a) l’obbligo di registrazione di cui agli articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633; b) l’obbligo di apposizione del visto di conformità o la sottoscrizione alternativa e la garanzia previsti dall’articolo 38-bis del predetto decreto n. 633, del 1972”.

Le modifiche per semplificare

Con la legge Finanziaria per l’anno 2018[1] il legislatore modificò il predetto articolo 4, re-intitolandolo “Semplificazioni amministrative e contabili” e specificando al comma 1 che l’ambito applicativo dovesse riguardare i soggetti in contabilità semplificata, e modificando le semplificazioni da “esoneri” a “messa a disposizione”:

  • degli elementi informativi necessari per la predisposizione dei prospetti di liquidazione periodica dell’IVA;
  • di una bozza di dichiarazione annuale dell’IVA e di dichiarazione dei redditi, con i relativi prospetti riepilogativi dei calcoli effettuati;
  • delle bozze dei modelli F24 di versamento recanti gli ammontari delle imposte da versare, compensare o richiedere a rimborso.

Con successivo provvedimento[2] è stata estesa la platea dei soggetti destinatari delle semplificazioni a “tutti i soggetti passivi dell’IVA residenti e stabiliti in Italia” e ulteriormente modificato l’oggetto della “semplificazione” nella messa a disposizione delle bozze, a partire dall’anno d’imposta 2020[3].

  • dei registri di cui agli articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;
  • della liquidazione periodica dell’IVA;
  • della dichiarazione annuale dell’IVA.

Per i soggetti passivi IVA che, anche per il tramite di intermediari, avessero convalidato ovvero integrato i dati proposti nelle bozze prodotte dall’Agenzia, sarebbe venuto meno l’obbligo di tenuta dei registri di cui agli articoli 23 e 25 del DPR 633/1972, fatta salva la tenuta del registro di cui all’articolo 18, comma 2, del DPR 600/1973. L’obbligo di tenuta dei registri ai fini dell’IVA era mantenuto per i soggetti che avessero optato per la tenuta dei registri secondo le modalità di cui all’articolo 18, comma 5, del DPR 600/1973[4].

Con la Legge di bilancio 2018, il legislatore è intervenuto modificando anche l’articolo 1 del Decreto legislativo 127 del 2015, introducendo, con decorrenza 1/1/2019 (ossia l’anno della estensione della fatturazione elettronica ai privati), il comma 3-bis e prevedendo che “I soggetti obbligati alla comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute ai sensi del comma 3 del presente articolo…” fossero “…esonerati dall’obbligo di annotazione in apposito registro, di cui agli articoli 23 e 25 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633”. L’odierno contesto normativo è quindi caratterizzato dalla presenza nel Decreto Legislativo 127/2015:

  • dell’articolo 4 che prevede una attività di “assistenza” che consiste nella predisposizione della bozza dei registri acquisti e vendite, che il contribuente può, previa convalida o integrazione, restituire all’Agenzia delle Entrate trasformandoli in registri definitivi, beneficiando così dell’esonero della predisposizione dei registri, delle liquidazioni periodiche e della dichiarazione annuale IVA;
  • del comma 3-ter dell’articolo 1 del Decreto legislativo 127/2015 che dispone un esonero dalla tenuta dei registri previsti dagli articoli 23 e 25 del DPR 633/1972 in favore dei soggetti che trasmettono e ricevono i dati (le fatture elettroniche contengono i predetti dati) tramite il Sistema di Interscambio.

Come le due disposizioni siano integrate o compatibili è da verificare.

Il rapporto con la fattura elettronica

Per poter valutare appieno la portata della “semplificazione[5]” vediamo di illustrare sinteticamente quali sono le informazioni che devono essere riportate sui registri IVA, e verifichiamo quali tra queste sono contenute nelle fatture elettroniche. Con l’entrata in vigore delle codifiche introdotte a partire dal primo gennaio 2021, si può vedere che esiste una sufficiente idoneità della fattura elettronica ad esprimere e soddisfare le richieste previste dalla normativa in materia di annotazioni sui libri e registri di cui agli articoli 23 e 25 del DPR 633/1972. Ma anche se così non fosse, sarebbe semplice realizzare, con provvedimenti Direttoriali ADE, una perfetta coerenza e compatibilità.

Possiamo quindi affermare che l’insieme delle fatture elettroniche relative ad determinato periodo di imposta soddisfa pienamente le caratteristiche tecniche e giuridiche per essere considerato, nella sostanza, un registro IVA unico, col vantaggio, rispetto ai tradizionali registri analogici, della standardizzazione della struttura e della semplicità di accesso ed estrazione di dati, le cui funzionalità e gestione non sono neppure lontanamente comparabili con quelle esperibili con i tradizionali registri analogici, anche se in formato “pdf”. Ovviamente per il registro IVA vendite si pongono pochi problemi riguardo la determinazione dell’imposta dovuta, essendovi generalmente perfetta coincidenza tra l’IVA esposta nelle fatture e l’IVA dovuta, mentre per le fatture di acquisto tale corrispondenza deve passare dalla applicazione delle norme che limitano il diritto di detrazione.

In cosa consiste allora la “semplificazione” ?

Alla luce di quanto sopra esposto, non si riesce ad apprezzare l’effettiva utilità delle predette norme esonerative o semplificative recate dall’articolo 4 del decreto legislativo 127/2015. Il primo interrogativo che le aziende e i professionisti si pongono è valutarne la compatibilità con le procedure di contabilizzazione delle fatture attive e passive. Uno dei grandi vantaggi di cui le imprese e i professionisti hanno beneficiato con l’introduzione della fatturazione elettronica risiede nella immediata disponibilità delle fatture emesse e ricevute, o tramite l’accesso all’area riservata presso l’Agenzia delle Entrate, o tramite l’accesso al canale telematico predefinito di cui eventualmente si avvale il contribuente.

Quindi è diventata buona prassi effettuare periodicamente (se non giornalmente, quanto meno settimanalmente) la contabilizzazione delle fatture, integrando i dati della fattura elettronica con tutte le altre informazioni necessarie a consentire la corretta imputazione sia ai fini IVA che ai fini delle Imposte Dirette e contabili. Si generano così una o più registrazioni che vanno a “popolare” i dati da cui verranno successivamente generati i registri IVA, il libro giornale, il libro cespiti, gli adempimenti dei sostituti di imposta e, più in generale, tutto ciò che è necessario per il corretto instradamento delle informazioni necessarie per i dichiarativi, le comunicazioni, il bilancio e i prospetti richiesti dalle varie normative di riferimento.

I fronti critici

Nel superiore contesto che, sia pure con differenze e sfumature dovute ad esigenze organizzative specifiche, possiamo definire generale e standard per tutti i contribuenti, non si comprende dove e come collocare l’aiuto che viene dato alle imprese sotto forma di messa a disposizione delle bozze dei registri o dei dichiarativi nel processo sopra descritto. Infatti, la “messa a disposizione” della bozza dei registri IVA e delle bozze dei dichiarativi:

  • altro non è che un semplice report dei dati già in possesso del contribuente, rilevati dalle fatture elettroniche transitate dal sistema di interscambio e già contabilizzate (quindi integrate con i dati aggiuntivi) dal contribuente; non si comprende quindi in cosa consiste il “quid pluris” offerto dalla norma;
  • interviene in un momento il cui il contribuente mediamente diligente ha già contabilizzato le fatture attive e passive, e non avrebbe potuto fare diversamente perché aspettare la bozza prodotta dall’Agenzia provocherebbe disagi nella gestione degli incassi e dei pagamenti e dei rapporti con le Banche e, più in generale, nella contabilità aziendale;
  • non tiene nella adeguata considerazione che al contribuente viene molto più semplice produrre “in proprio” i registri IVA piuttosto che integrare analiticamente le bozze prodotte dall’Agenzia delle Entrate, considerato che per far ciò dovrebbe porre in essere una ulteriore attività. Quindi, a meno che non mi sfugga qualcosa, non riesco a comprendere quali siano i vantaggi reali che il contribuente ricaverebbe dall’accettare il programma di “assistenza” offerto dall’Agenzia delle Entrate previsto dal citato articolo 4.

Ma l’intervento legislativo pone anche all’ordine del giorno anche un problema “etico”: che senso ha riproporre la tenuta dei registri IVA nel momento in cui è stata avviata la fatturazione elettronica e i dati previsti nei tracciati sono standardizzati e strutturati in maniera tale che il “registro IVA” sia un semplice report e la liquidazione IVA una altrettanto semplice operazione di query, con particolari filtri e totalizzazioni, sui dati a disposizione?

Una proposta per la semplificazione

Resta un mistero il coordinamento tra il comma 3-ter dell’articolo 1, e l’articolo 4 del decreto Legislativo 127/2015, considerato che l’articolo 4 “semplifica” ciò di cui l’articolo 1, comma 1-ter ha già disposto l’esonero. Mi sento di condividere senza riserva la esigenza dell’Agenzia delle Entrate di poter disporre tutte le informazioni sui dati IVA definitivi e sulle relative liquidazioni[6], ma l’obiettivo si potrebbe raggiungere più semplicemente prevedendo che la c.d. integrazione contabile che viene posta in essere al momento della registrazione delle fatture altro non sia che un dato informatico (un record) strutturato, da “agganciare” in maniera univoca alla fattura elettronica, e che potrebbe essere generato automaticamente dagli applicativi software utilizzati.

A questo punto avremmo un database popolato da due tipologie di record: un record principale, la fattura elettronica, ed un record aggiuntivo eventuale, quello che contiene tutti i dati e le informazioni necessarie alla corretta liquidazione dell’IVA e alla compilazione della dichiarazione annuale[7]. Il database altro non è che il registro IVA Unico. Trasmettendo i records integrativi all’Agenzia delle Entrate, avremmo reso inutile sia la tenuta dei registri IVA che la trasmissione delle liquidazioni IVA e della dichiarazione annuale.

Conclusione

Purtroppo la realtà deve fare i conti anche con argomentazioni di ordine politico, che vedono contrapposte esigenze di far apparire semplice ciò che non lo è (e purtroppo sembra questo l’orientamento assunto dal legislatore dell’articolo 4) e di far apparire complesso ciò che è semplice[8]. Le due posizioni estreme sopra rappresentate, da me volutamente esasperate, certamente non aiutano le imprese e, soprattutto, precludono alla nostra Nazione di poter sfruttare l’enorme vantaggio in termini di innovazione e di “genialità” che ci pone sempre tra i primi nel progettare le soluzioni e tra gli ultimi nel trarne i giusti vantaggi.

Auspico quindi una armonizzazione delle norme sopra citate e, soprattutto, un “ritorno” agli operatori economici e ai professionisti che sia coerente con l’impegno che tutti abbiamo messo e mettiamo nel produrre e trasmettere dati in maniera sempre più puntuale e precisa alla Pubblica Amministrazione: a trarne vantaggio sarebbe il sistema Paese molto più che i singoli.

Note

  1. Commi 909 e 916, legge 205 del 27/12/2017
  2. Decreto legge del 23/10/2018 n. 119 articolo 15
  3. Progressivamente prorogato all’anno 2021
  4. Regime di cassa per le imprese in contabilità semplificata
  5. Utilizzerò le virgolette sin quando non avremo verificato che il nomen è rappresentativo della realtà sottostante
  6. Incidenter tantum dico anche che non mi sento di unirmi al coro di chi grida allo scandalo perché la Agenzia delle Entrate abbia il possesso di tutti i dati relative alle fatture elettroniche, considerato che ha comunque l’obbligo di trattarli nel rispetto delle norme poste a tutela di dati personali e che comunque le fatture e tutti i documenti, in caso di accessi, ispezioni e verifiche, dovrebbero essere comunque esibiti.
  7. E visto che fantasticare è lecito, io aggiungerei anche dei campi idonei a consentire la corretta contabilizzazione dei dati anche ai fini delle imposte dirette (per esempio, esercizio di competenza del costo/ricavo, conto di contabilità, centro di costo/ricavo, etc.etc.).
  8. Questa sembra l’esigenza di qualche professionista che vuole a tutti i costi mantenere diritto di cittadinanza nell’economia nazionale, rivendicando un ruolo di autore privilegiato degli adempimenti formali senza proporre soluzioni adeguate al progresso tecnologico raggiunto e che potrebbero elevare il livello qualitativo delle prestazioni erogate alle imprese.
Credits

Articolo del dott. Salvatore De Benedictis
Fonte: Agenda Digitale (https://www.agendadigitale.eu/)
Link all’articolo completo:https://www.agendadigitale.eu/…/precompilata-iva-2021…/